Prestiti tra privati in Italia.


In alcuni paesi il social lending inteso come prestiti fra soggetti privati, senza banche o finanziarie  è una realtà consolidata; basti pensare che negli USA la piattaforma Lending Club dichiara finanziamenti conclusi per circa 900 milioni di $.

In Italia è partito nel 2008 ma la burocrazia ci ha messo lo zampino bloccando tutto fino al 2011/12, ora sono attivi almeno due operatori Smartika e Prestiamoci.

La filosofia di base è identica: una società  “istituto di pagamento” crea un sito dove domanda ed offerta di prestiti fra privati cittadini si incrociano e danno vita a veri e propri contratti di prestito. La società si occupa delle questioni legali, della documentazione, della valutazione della rischiosità di chi chiede un prestito, gestisce lo scambio di denaro tra che presta e chi riceve ed il flusso di rimborsi mensili, interviene per il recupero se qualcuno non ripaga il prestito. I  privati devono solo registrarsi ed identificarsi, poi possono chiedere o offrire denaro.

Con il social lending  tutti hanno dei vantaggi: l’operatore percepisce delle commissioni, chi offre denaro può spuntare rendimenti interessanti (teoricamente fino al 10/12% lordo) e chi ha la necessità di prestiti può risparmiare qualcosa o semplicemente ottenere denaro che non riesce ad avere dalle banche.

Le insidie per chi presta sono sostanzialmente tre:

  • avere un alto tasso di mancati pagamenti, per attenuare il problema normalmente si prestano poche decine di euro ad ogni debitore in modo che l’eventuale danno sia limitato;
  • sottovalutare i costi e l’impatto dei mancati pagamenti ed offrire il denaro a tassi bassi, ottenendo nel tempo rendimenti negativi;
  • difficile smobilizzo del denaro, i soldi vengono restituiti in rate mensili quindi fino alla fine del prestito non si può riavere il denaro, inoltre se si incappa in parecchi “disonesti” una parte dei fondi può restare bloccata per anni o andare persa.

L’ultimo fattore da valutare è il voracissimo fisco,  gli interessi percepiti vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi e su di essi si paga l’IRPEF, inoltre le eventuali perdite non sono detraibili.

Concludendo il social lending all’italiana è un’opportunità interessante di diversificazione degli investimenti ma va affrontata con attenzione ed in modo graduale.

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