Imposta di bollo: la stangata 2013


Nel mare di tasse che nel corso del 2012 il governo Monti ha rovesciato addosso agli italiani, può capitare che se ne perda il conto. Soprattutto quando l’introduzione viene fissata a un termine successivo, magari per far mandare giù la pillola meno dolorosamente, o per questioni burocratiche. E’ così possibile che molti si siano dimenticati che dal 1° gennaio 2013 l’imposta di bollo sui conti deposito passerà dallo 0,10% allo 0,15% annuo sulle somme depositate, con un minimo di 34,2 euro e senza alcun tetto massimo (a differenza di quest’anno, in cui esiste un tetto massimo 1.200 euro). Un aumento di ben il 50% approvato dal governo il 24 febbraio scorso. E pensare che fino al 2011 l’onere era pari a soli 1,81 euro per ogni comunicazione alla clientela, con la stragrande maggioranza delle banche che erano ben disposte ad accollarselo per sbandierarne nelle pubblicità. Il conto di deposito, nella sua forma più diffusa, è infatti assimilato a un contratto di deposito a risparmio. Una qualificazione che aveva permesso, fino al 31 dicembre 2011, di assolvere il bollo nella misura fissa di 1,81 euro su ciascuna comunicazione periodica trasmessa alla clientela in contropartita con un conto di appoggio della stessa banca con la medesima intestazione.

Ora tutto cambierà. Non a caso nei mesi scorsi diversi istituti (tra i quali, per esempio, INGDIRECT, Mediolanum o CheBanca!) hanno proceduto a una modifica di contratto unilaterale, comunicando ai clienti che sui rapporti (anche vincolati) in essere la banca non si sarebbe più accollata l’imposta di bollo, come invece pattuito al momento della stipula del contratto.

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