Rendimax: il conto deposito alza i tassi.

Rendimax è il conto deposito proposto da Banca IFIS, un piccolo istituto specializzato in prestiti alle aziende e quotata alla borsa di Milano.

Nel periodo d’oro dei conti deposito, tra il 2008 ed il 2013, Rendimax si distingueva come una delle soluzioni più remunerative, poi ha cambiato strategia, riducendo notevolmente i tassi e finendo nell’oblio mediatico.

Da settembre 2015 torna alla ribalta con alcune novità accompagnate da una campagna di marketing sui social network e su alcuni siti a tema economico.

In sostanza sono stati aumentati tutti i rendimenti per i vincoli a partire da un anno e sono stati introdotti vincoli lunghi fino a 5 anni.

I rendimenti riconosciuti sui vincoli vanno dall’1% al 2,6% a seconda della durata.

Considerando che, al momento, Rendimax si fa carico anche dell’imposta di bollo le proposte sono allettanti in questo quadro di rendimenti estremamente bassi offerti dai titoli di stato.

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Rendimax abbassa ancora i tassi

Con quella di oggi è la sesta volta che Rendimax ritocca, al ribasso, i tassi offerti alla clientela nel 2014. Il livello è ormai ridicolo ed allineato a quello dei titoli di stato.

Il tasso sul deposito libero è dello 0,75% lordo sale all’1,05% per la formula like, che prevede svincolo con preavviso di un mese, 1,25% per vincolo annuale ed 1,5% per quello biennale.

Considerando che Rendimax è il prodotto di una piccola banca locale e non è possibile svincolare anticipatamente il denaro bloccato la convenienza di tenere li il denaro diventa dubbia.

Conti deposito: vincolare conviene ancora ?

Per i risparmiatori, avversi al rischio, che utilizzano i conti deposito come strumento principale di “investimento” si prospetta un 2014  non facile.
I tassi riconosciuti sui depositi liberi non superano 1% mentre per vincoli ad 1 anno si spunta il 2-2.25%, tranne rare eccezioni che arrivano al 2.75- 3% per attirare nuova liquidità (in proposito si veda questo articolo ….).
Se raffrontati ai #bot annuali offerti ad un illogico 0.7% questi rendimenti sono appetibili ma non difendono dall’inflazione, mancando l’obiettivo principale del risparmiatore prudente.
In questa situazione ė difficile scegliere di attivare nuovi vincoli a 12-18-24 mesi, si teme di perdere opportunità future. Le aspettative future sono tutte per un rialzo generalizzato dei tassi obbligazionari, che ora sono vicini ai minimi storici; a maggio 2013 è bastato che la FED accennasse alla riduzione dell’immenso pompaggio di moneta in atto da anni per provocare un cataclisma sulle obbligazioni di tutto il mondo e sui relativi rendimenti.
Si deve però considerare che, in Italia, stiamo assistendo ad una fase di stabilità e ullteriore limatura dei tassi guidata dalla liquità di inizio anno e dagli appetiti speculativi dei grandi investitori. Se la situazione tornasse a deteriorarsi assisteremmo ad un altro film, ma in quel caso l’andamento dei tassi sarebbe una preoccupazione per pochi eletti.

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