PDL all’attacco: suicidio o bluff ??

La crisi politica innescata da Berlusconi non ha ancora contorni netti e non è ancora chiaro se sia una mossa disperata o frutto di calcolo politico.

Posto che il Presidente della Repubblica non ha intenzione di sciogliere il parlamento e indire elezioni prima che sia approvata la legge elettorale e quella di bilancio, un PDL fuori dal governo non potrebbe aiutare Berlusconi nella soluzione dei problemi personali. L’isolamento parlamentare e la perdita delle poltrone metterebbe poi a dura prova la compattezza del PDL esponendolo al rischio di scissione.

E’ lecito pensare che la crisi sia un mezzo di pressione per costringere Napolitano a concedere l’agognata grazia/immunità, quale che sia la forma scelta.

Non stupirebbe vedere le “larghe intese” ricompattarsi nei prossimi giorni in nome “dell’interesse nazionale”, con annesso programma di amnistia/indulto per salvare in modo indiretto Berlusconi.

Sui mercati finanziari potremmo assistere inizialmente ad uno sbandamento dei titoli Italiani ma, difficilmente, si tratterà di vero crollo sino a quando ci sarà uno spiraglio per la prosecuzione dell’esperienza di governo, Non si trascuri poi il fatto che l’Italia è veramente “too big to fail”, quindi non ci è concesso fare quello che vogliamo, con buona pace di quanti credono di vivere in una democrazia.

 

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Operazione trasparenza a Montecitorio online gli stipendi d’oro dei dipendenti (TOMMASO CIRIACO).

Triskel182

Le retribuzioni

ROMA— La tabellina rischia di passare inosservata, perché ospitata in un link rintracciabile in un angolo del sito web della Camera. Ma il contenuto è destinato a far discutere. Racchiude infatti le cifre sugli stipendi del personale di Montecitorio, spesso nel mirino di numerose inchieste giornalistiche sul trattamento economico e giuridico dei dipendenti della Camera.
L’hanno definita “operazione glasnost”. È una rivoluzione lanciata lo scorso 9 agosto dall’Ufficio di Presidenza di Montecitorio con l’obiettivo di rendere visibile
quello che finora era solo sussurrato nei Palazzi. La scelta, fra l’altro, arriva sulla scia di un’altra grande novità: il taglio del 70% delle indennità di funzione per i ruoli apicali dei dipendenti del Parlamento.

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Monti e lo spread

Monti e lo spread

Monti e lo spread

Imposta di bollo: la stangata 2013

Nel mare di tasse che nel corso del 2012 il governo Monti ha rovesciato addosso agli italiani, può capitare che se ne perda il conto. Soprattutto quando l’introduzione viene fissata a un termine successivo, magari per far mandare giù la pillola meno dolorosamente, o per questioni burocratiche. E’ così possibile che molti si siano dimenticati che dal 1° gennaio 2013 l’imposta di bollo sui conti deposito passerà dallo 0,10% allo 0,15% annuo sulle somme depositate, con un minimo di 34,2 euro e senza alcun tetto massimo (a differenza di quest’anno, in cui esiste un tetto massimo 1.200 euro). Un aumento di ben il 50% approvato dal governo il 24 febbraio scorso. E pensare che fino al 2011 l’onere era pari a soli 1,81 euro per ogni comunicazione alla clientela, con la stragrande maggioranza delle banche che erano ben disposte ad accollarselo per sbandierarne nelle pubblicità. Il conto di deposito, nella sua forma più diffusa, è infatti assimilato a un contratto di deposito a risparmio. Una qualificazione che aveva permesso, fino al 31 dicembre 2011, di assolvere il bollo nella misura fissa di 1,81 euro su ciascuna comunicazione periodica trasmessa alla clientela in contropartita con un conto di appoggio della stessa banca con la medesima intestazione.

Ora tutto cambierà. Non a caso nei mesi scorsi diversi istituti (tra i quali, per esempio, INGDIRECT, Mediolanum o CheBanca!) hanno proceduto a una modifica di contratto unilaterale, comunicando ai clienti che sui rapporti (anche vincolati) in essere la banca non si sarebbe più accollata l’imposta di bollo, come invece pattuito al momento della stipula del contratto.

Monti show al salone del tessile: «Certo, ho contribuito alla crisi. Era l’unico modo per dare un futuro all’Italia» – Il Sole 24 ORE

Evviva !! Il prode  Monti non riuscendo più a nascondere sotto il tappeto i suoi risultati disastrosi, neppure con il 95% dei media che lo copre, ha dovuto ammettere le sue colpe.

Chiaramente dopo la filosofia del  “la ripresa è dentro di noi …” adesso la butta in medicina ” ho dovuto farvi star male per farvi migliorare nel lungo periodo …”, già ma mel lungo periodo siamo tutti morti …..

Monti show al salone del tessile: «Certo, ho contribuito alla crisi. Era l’unico modo per dare un futuro all’Italia» – Il Sole 24 ORE.

La Grecia batte l’Italia: lunedì l’accordo con la Svizzera per tassare i capitali – Il Sole 24 ORE

La Grecia batte l’Italia: lunedì l’accordo con la Svizzera per tassare i capitali – Il Sole 24 ORE.

Farmaci liberalizzati (in numero ridicolo )

La tassazione a livelli da record, la stangata della super Imu, il rincaro delle bollette, le pensioni in bilico, la disoccupazione che cresce. La crisi svuota sempre di più le tasche degli italiani e la ripresa è tutt’altro che alle porte. Eppure una fiammella s’è accesa: potremmo risparmiare grazie alle liberalizzazioni dei farmaci che non saranno più di esclusiva delle farmacie, ma contendibili anche da parafarmacie e corner della Gdo.  E che risparmio: fino a 5 centesimi a testa. All’anno.

 Si sapeva (si temeva) che le liberalizzazioni in farmacia avrebbero fatto flop. Adesso è una certezza. Col decreto che ha appena delistato a farmaci da banco senza ricetta una parte dei medicinali di classe C (a carico dei cittadini), ne abbiamo la prova: su 5.300 prodotti, appena 230 potranno essere venduti non più soltanto in farmacia. Il 4,5% del totale. Aprendo alla contesa un mercato di 328 milioni, sui 3,2 miliardi che vale l’intera classe C. Liberalizzazioni fantasma, visto che parafarmacie e Gdo potranno realisticamente conquistare in tutto non più di 24 milioni del nuovo mercato che si apre per loro dopo le “lenzuolate Bersani” del 2006. Le briciole. E chissà quanto si aprirà il mercato del lavoro nel settore. Forse per niente, forse addirittura potrebbe calare. Un bel successo.
dal Sole 24 Ore

L’IRPEF che non ti aspetti, quello che Monti non dice.

Per i sostenitori del governo Monti uno dei segni evidenti “dell’equità” dell’ultima stangata fiscale è la mancanza di aumenti della tassazione diretta sul lavoro, l’IRPEF.
Ma nelle pieghe della manovra è nascosta un’altra realtà: le Regioni devono aumentare l’aliquota addizionale di base applicata dallo 0,9% all’1,23% e l’aumento avrà effetto retroattivo sul 2011, quindi  a gennaio per dipendenti e pensionati arriverà il conguaglio da pagare (link ad un articolo sull’effetto che avrà in Lombardia).
Questa azione vigliacca è il segno della disonestà intellettuale di Monti che, invece di far partecipare al risanamento le varie caste  ed eliminare gli sprechi nella spesa pubblica, affossa ancor più il ceto medio – basso in palese contrasto con l’articolo 53 della Costituzione che prevede la progressività delle imposte e disattende ogni regola di civiltà giuridica introducendo tasse retrottive.
Il pacchetto di aumenti obbligatori demandati alle Regioni in modo da far credere che il governicchio centrale non ne sia responsabile si completa con ulteriori aumenti dell’addizionale IRPEF, per sanare i bilanci delle Regioni in deficit o per calamità naturali, e delle accise sui carburanti.

Pensione di scorta

Il “manifesto per la crescita” di Confindustria pone l’accento sulla necessità di una seria riforma delle pensioni, in sostanza chiedendo l’abolizione delle pensioni di anzianità, il calcolo contributivo per tutti e l’innalzamento dell’età.

Che si sia d’accordo o meno sui contenuti della richiesta bisogna riconoscere che il sistema pensionistico configurato dall’infinita serie di ritocchi è fortemente iniquo verso le persone che hanno meno di 40 anni. Con le regole vigenti essi si troveranno con pensioni erogate dopo i 65 anni e di importo pari alla metà dell’ultimo stipendio o meno, pagando lo stesso livello dei contributi dei cinquantenni che vanno in pensione a 60 anni con l’80% dello stipendio.

La prospettiva per quelle generazioni è quindi di una vecchiaia trascorsa in condizioni di disagio economico o povertà. Per attenuare questo scenario i governi, da qualche anno, hanno introdotto i fondi pensione complementari, incentivati fiscalmente per aiutare le persone ad avere un’integrazione pensionistica.

Questi fondi però non funzionano adeguatamente, gli iscritti sono pochi in rapporto alla popolazione ed ogni iscritto versa poco denaro (praticamente solo il TFR). Le ragioni dell’insuccesso sono in parte culturali, in Italia si continua a pensare che una pensione adeguata sia un diritto e qualcuno provvederà, ma in buona parte attribuibili agli scarsi incentivi fiscali ed alla rigidità del sistema.

Oggi aderire ad un fondo pensione significa perdere la disponibilità del TFR, avere una limitatissima disponibilità del denaro versato e la possibilità di ottenere il piccolo contributo del datore di lavoro solo se si sceglie un “fondo chiuso” aziendale o territoriale, spesso inefficiente e dai rendimenti scarsi e opachi. Inoltre non esiste consulenza previdenziale, se non quella di parte dei venditori di fondi e polizze pensionistiche private.

Servirebbero sgravi contributivi per i giovani che aderiscono a fondi pensione, detrazione totale dei versamenti al fondo, disponibilità in ogni momento del denaro versato (a prezzo di penalizzazione fiscale), portabilità del contributo datoriale e vera concorrenza tra i fondi pensione. Perché il sistema dei fondi funzioni l’incentivo deve essere tale che sia chiaro a tutti che è stupido non aderivi !

Tasse, i “santissimi” privilegi del Vaticano | Caterina Perniconi | Il Fatto Quotidiano

Tasse, i “santissimi” privilegi del Vaticano | Caterina Perniconi | Il Fatto Quotidiano.

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semplicemente un piccolo drago che cerca di restare vivo sui mercati finanziari

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