Banca Etica: perchè non la sento più mia.


Banca popolare Etica è nata oltre 10 anni fa su iniziativa di alcune grandi associazioni attive nel terzo settore, suo principale fine è quello di finanziare associazioni ed iniziative a carattere sociale e diffondere i principi della finanza etica e solidale nello società.

Trattandosi di una  banca opera tramite finanziamenti e prestiti e raccoglie il risparmio dai privati cittadini o dalle istituzioni incentivando tutti a diventare soci e contribuire al suo sviluppo; non eroga beneficenza e non regala nulla, i bilanci devono essere in ordine ed alla fine dell’anno non deve riportare perdite.

Se la finalità è condivisibile e meritoria meno lo è la pratica commerciale per la raccolta del risparmio: i prodotti offerti sono identici a quelli bancari classici ed i costi per la clientela sono molto elevati, sintomo di scarsa efficienza operativa dato che i bilanci sono in sostanziale pareggio. Uno dei motti di Banca Etica è “l’interesse più alto è quello di tutti” ma in questo caso sarebbe da correggere in “l’interesse più alto è quello dei grandi soci e lavoratori di Banca Etica”, gli unici benefeciari della politica della banca.

Esempio illuminante è l’obbligazione attualmente in fase di collocamento agli sportelli, è un prodotto a tre anni che garantisce uno striminzito ritorno netto dell’1,4% che non copre neppure l’inflazione attesa e non è negoziabile prima della scadenza. Anche volendo considerare Banca Etica molto solida,  prudente negli impieghi ed orientata al sociale questo livello di rendimento è deleterio per i risparmiatori che le affidano denaro.

Un’altra peculiarità è insita nel modello di sviluppo scelto: dopo i primi pionieristici anni nei quali la banca si è affidata, giocoforza,  ai canali a distanza (posta ed internet) ora lo sviluppo è affidato solo all’apertura di nuove filiali tradizionali, affiancate da una piccola rete di promotori; in singolare controtendenza con il mercato  il canale internet è stato  totalmente abbandonato.

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2 commenti

  1. Daniela

     /  5 gennaio 2012

    Buongiorno!
    Sono una dipendente di Banca Etica, ma, prima ancora, una socia e sostenitrice della banca e le scrivo a titolo personale.
    Leggo quanto da Lei scritto e mi rattrista il suo “non la sento piu’ mia”.
    Approfitto cosi’ della mia pausa pranzo per una riflessione.
    – Lei scrive che “Trattandosi di una banca opera tramite finanziamenti e prestiti e raccoglie il risparmio..etc”.
    Lo confermo. Banca Etica FA LA BANCA. Fa proprio questo. e solo questo. Prende i soldi dei risparmiatori, li presta e pubblica in assoluta trasparenza tutte le operazioni di finanziamento sul suo sito (link “realtà finanziate”, consultabile da tutti!)
    Quante banche fanno questo? Istruire le pratiche di finanziamento è faticoso, dare credito è rischioso…
    Le banche, con i soldi dei risparmiatori, preferiscono andare sul mercato e, magari, comprare un btp che garantisce un bel 6% senza nessuna fatica.
    Investono, fanno speculazioni finanziarie con i derivati, non prestano piu’ i soldi, non fanno piu’ quella che è l’attività di una banca.
    Ed ecco spiegati i rendimenti che riescono a dare: 5% su un conto deposito!!!! Come fanno? Cosa fanno dei soldi dei risparmiatori?
    Questo comportamento è tra le cause della crisi che stiamo vivendo.
    Quando siamo felici del 4% o 5% che qualche banca ci remunera siamo complici inconsapevoli di questa crisi perchè con un euribor all’ 1,40% non è possibile garantire questi rendimenti se non adottando soluzioni speculative nell’utilizzo del danaro.
    – I bilanci sono in pareggio e la banca non puo’ permettersi di non pareggiare perchè è fatta di tantissimi piccoli soci e non ha un “padrone” pronto a fare iniezioni di liquidità in caso di “buchi” nel bilancio. Il bilancio si pareggia perchè non facciamo speculazioni finanziarie e questo non è sintomo di scarsa efficienza.
    – infine, come dipendente mi sento di precisare due cose:
    1. Banca Etica è l’unica banca dove lo stipendio piu’ alto puo’ essere al massimo 6 volte superiore a quello piu’ basso.
    2. Noi dipendenti non prendiamo, come altrove, i cd premi di risultato, cioè premi in danaro al raggiungimento di determinati obbiettivi.
    Ci è garantita la libertà! E questo è sicuramente un beneficio che ricevono i dipendenti della banca, oltre a quello di ricevere mensilmente il proprio stipendio!
    Le mie parole non vogliono essere polemiche, sono solo il frutto dell’amore e della passione che ogni giorno metto nel mio lavoro e della profonda convinzione che una finanza diversa è possibile.
    Mi piacerebbe che Lei questa banca “la sentisse ancora un po’ sua”!
    daniela

    Rispondi
    • Daniela, sono stato cliente e socio di BE ma ho lasciato quando ho ritenuto che fosse diventata “troppo banca” e troppo orientata alla crescita dimensionale piuttosto che all’innovazione nel supporto dei progetti sociali.
      Da almeno un anno vorrei rientrare ma ogni volta che scorro il sito ritrovo l’ossessione per la crescita (più soci, più finanziamenti, più filiali ….) e vedo costi e rendimenti dei prodotti fuori da logiche di equità e resto deluso. Nessuno vi vuole vedere competere con i piazzisti del conto a costo zero e del super rendimento ma vorrei vedere costi e remunerazioni sostenibili per tutti (clienti, finanziatori, dipendenti, soci, fornitori), questa è la mia personale visione di equità.
      Seguendovi con affetto ho comunque notato che il dibattito sul modello di banca etica è presente negli organi sociali e che l’ultimo bancanote riporta di un sondaggio, tra clienti attuali e potenziali, dal quale si evince che molte delle mie richieste di prodotti più calibrati ed innovativi sono quantomeno condivise..
      Del resto è significativo che un’iniziativa come terzovalore, che mette in contatto diretto realtà sociali e finanziatori, l’abbia pensata un gruppo come Intesasanpaolo e non BE.

      Rispondi

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